
Ho chiesto a un mio amico che ha superato i 60 anni e si avvicina ai 70: “Quali cambiamenti stai notando?” Mi ha inviato queste riflessioni davvero interessanti che vorrei condividere con voi: Dopo aver amato i miei genitori, fratelli, coniuge, figli e amici, ho iniziato ad amare me stesso.
Ho capito che non sono “Atlante”: il mondo non pesa sulle mie spalle. Non contratto più con i venditori di frutta e verdura. Qualche soldo in più non mi cambia la vita, ma potrebbe aiutare il venditore a pagare la scuola di sua figlia. Pago il tassista senza aspettare il resto. Quel piccolo extra potrebbe farlo sorridere, e sta sicuramente lavorando più duramente di me. Non correggo più gli anziani che ripetono le stesse storie. Quelle storie li riportano a momenti felici del loro passato. Ho imparato a non correggere le persone, anche quando so che sbagliano. La pace è più preziosa della perfezione. Elogio le persone generosamente. Non solo migliora il loro umore, ma anche il mio. Non mi preoccupo più per una macchia sui vestiti. La personalità conta più delle apparenze. Mi allontano dalle persone che non mi apprezzano. Conosco il mio valore, anche se loro no. Non mi vergogno delle mie emozioni. Sono proprio le emozioni a rendermi umano. Ho capito che è meglio mettere da parte l’ego piuttosto che rompere una relazione. Vivo ogni giorno come se fosse l’ultimo, perché potrebbe esserlo davvero. Faccio ciò che mi rende felice. La mia felicità dipende da me. Valorizzo i miei amici, perché ogni giorno ne perdo alcuni: non perché litighiamo, ma perché sono passati oltre. Valorizzo ciò che ho, piuttosto che ciò che desidero, perché ciò che ho è mio: la mia vita, la mia famiglia, i miei amici. Ho deciso di condividere questo perché mi sono chiesto: perché aspettare così tanto tempo per cercare la felicità? Non dobbiamo essere anziani per praticare questi insegnamenti!
Odi et amo (c. 85)
Odi et amo. Quare Id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.
[Odio e amo. Forse mi chiedi come io faccia. Non lo so, ma sento che ciò accade, e mi tormento.]
Catullo
(Dafne 2014)
Prendi un sorriso,
regalalo a chi non l’ha mai avuto.
Prendi un raggio di sole,
fallo volare là dove regna la notte.
Scopri una sorgente,
fa bagnare chi vive nel fango.
Prendi una lacrima,
posala sul volto di chi non ha pianto.
Prendi il coraggio,
mettilo nell’animo di chi non sa lottare.
Scopri la vita,
raccontala a chi non sa capirla.
Prendi la speranza,
e vivi nella sua luce.
Prendi la bontà,
e donala a chi non sa donare.
Scopri l’amore,
e fallo conoscere al mondo.
Mahtma Gandhi
Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli:
“Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?”
“Gridano perché perdono la calma” rispose uno di loro.
“Ma perché gridare se la persona sta al suo lato?” disse nuovamente il pensatore.
“Bene, gridiamo perché desideriamo che l’altra persona ci ascolti” replicò un altro discepolo. E il maestro tornò a domandare: “Allora non è possibile parlargli a voce bassa?” Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore.
Allora egli esclamò: “Voi sapete perché si grida contro un’altra persona quando si è arrabbiati? Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l’uno con l’altro. D’altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. E perché?
Perché i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano. E quando l’amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono. E’ questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano.”
Infine il pensatore concluse dicendo: “Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare.”
Mahatma Gandhi
…”A volte provochi in me dolori simili a quelli che si provano durante la crescita nelle articolazione dell’anima, pero’. E’ una sensazione strana. In ogni tua lettera imparo su di te qualcosa di nuovo e d’inatteso, ma mi separo anche da qualcos’altro che pensavo e immaginavo di te. Certi giorni sento che sono ancora molto lontano dal conoscerti come come vorrei”…
David Grossman
Come è facile dare giudizi dall’esterno tipo “idea disgustosa” “tutto quanto fa spettacolo” “un lupetto vestito da agnello”. Non so quale sia la realtà dei fatti a lui contestati ma conosco l’uomo. Aihmé avrei tanto voluto non avere la necessità di conoscerlo ma è successo. Io gli devo la vita di mio figlio. Sono otto anni che lo conosco non otto giorni, so che è un tipo vulcanico difficile da costringere entro formalismi o burocratismi. Egli ha un solo pensiero: salvarne il più possibile. La burocrazia ha già ucciso l’Italia e in questo momento sta uccidendo delle persone in maniera fisica e reale. Quanti di voi hanno visto medici fare turni di 12 o 14 ore continutative se necessario? Quanti di voi hanno visto medici ininterrottamente dare conforto anche nei casi più disperati, ai familiari? quanti medici di questo livello ti lasciano il cellulare e si fanno trovare sempre per qualsiasi dubbio tu abbia? Quanti medici avete sentito dire che quella medicina forse è meglio non prenderla perché servirebbe a far stare più tranquillo lui (il medico) che essere di utilità al bimbo? Quanti medici vi hanno trattato come una persona e non come un soggetto portatore di patologia. Io ho avuto l’onore di conoscerne uno: Carlo Marcelletti.
Testimonianza di Stefano – 23 luglio 2008