Il malato immaginario – Moliere

Come tutti i personaggi primari di Molière, anche Argante costituisce uno «scandalo». Argante ci consegna l’ultimo dei messaggi Molieriani. Argante è un personaggio a due facce. Da una parte, con effetti comici, si rifiuta di vivere, e vivere, per Molière, è esprimere le proprie malattie, avere il coraggio di esprimerle. Tecnicamente è comico che Argante abbia paura di tutte le malattie che lo abitano, e che, inespresse, si ritorcono contro di lui. Eppure, nella sua vigliaccheria, nella sua tragica furbizia di falso malato, si consuma in Argante una profonda ribellione da eroe. Autentica e ultima reincarnazione di Sganarello, egli trova il massimo della propria intelligenza (e forse anche il massimo del coraggio) al grado più basso della propria vergogna. Se, infatti, Argante accettasse di vivere da malato, se, ascoltando i suggerimenti della serva Tonina, o del fratello Beraldo, accettasse il male di esistere, se accettasse con lieta incoscienza il funebre e innaturale gioco della natura, egli diverrebbe, di colpo, un uomo come tutti gli altri: un uomo sano e malato a metà, adulto e infantile a metà, cieco e avveduto a metà. Un compromesso al quale Argante non si piegherebbe mai. Figlio di Molière, Argante è un estremista e un solitario. E un uomo senza prossimo, e tutto il teatro che egli gestisce fra la poltrona e il cesso, nel proprio foderato alloggio ospedaliero, è un teatro tutto per lui, un teatro-monologo, un immenso soliloquio. Argante non ha interlocutori che possano comprendere il suo male, così come non ha medici che possano guarirlo. Non ha interlocutori o ne ha uno solo, ne avrebbe uno solo, se soltanto accettasse di udirne la voce irriducibile e scandalosa: Molière.

Molière (pseudonimo di Jean-Baptiste Poquelin)

LA FAVOLA DI AMORE E PSICHE

Psiche, terza figlia di un re, era una creatura di sovrumana bellezza, capace di intimorire qualunque uomo.
Nessuno voleva prenderla in moglie.
Trasportata in un magnifico palazzo trova il suo sposo, ma non le è concesso vederlo in volto, pena il perderlo per sempre.
La sua felicità, la gelosia delle sorelle, la scoperta di un bell’adolescente in luogo di un “mostro crudele” e la conseguente fuga di Amore, i tormenti cui la sottopone Venere compresa la sua discesa agli Inferi, la disperazione di Amore e la loro riconciliazione sono i passi salienti del racconto di Apuleio, che dietro il velo del lieto fine ci fa riflettere con la sua inquietante morale:

“se vuoi essere felice, anima mia, non voler sapere com’è fatto il tuo amore”.