K-PAX K-PAX – Da un’altro mondo – Vita sulla terra

Blow: “Che il vento del destino ti porti in alto a danzare con le stelle”

Il ladro di orchidee

Blow – “Ormai non trovo più cavalli bianchi o belle donne alla mia porta”

Blow: “Avevo tradito una promessa”

Gattaca “Non risparmiando mai le forze per tornare indietro”

La leggenda del pianista sull’ocenano “l’America”

21 grammi – Naomi Watts e Sean Penn sublimi.

L’ultimo Samurai “un profondo mare di emozioni”

21 grammi – Naomi Watts e Sean Penn sublimi

21 grammi – Naomi Watts e Sean Penn sublimi.

The Wrestler

21 Grammi – Come accade che due sconosciuti si incontrino

21 grammi – Come accade che due sconosciuti si incontrino

Lezioni di Piano – Colonna sonora

Colonna sonora
The heart asks pleasure first – Michael Nyman

A Single men – Arpège

A beautiful mind – Ogni colore possibile

A single man – Colin Firth

Il Miglio Verde – John Coffey “Miracolo di Dio”

Forrest Gump, dichiarazione d’amore indimenticabile.

Forrest Gump…il piccolo Forrest, brivido di emozione.

L’attimo fuggente: Carpe Diem, rendete straordinaria la vostra vita.

L’ultimo samurai – Sotto la loro cortesia percepisco un profondo mare di emozioni

La leggenda del pianista sull’oceano – Scena finale

La finestra difronte: Il segreto della memoria

La finestra difronte – lettera di Davide a Simone from dtekm on Vimeo.

Million Dollar Baby: “Ho avuto l’occasione che volevo”

Le fate ignoranti – “In questa notte d’autunno” Nazim Hikmet

Tucker Un Uomo E il Suo Sogno

Delle 51 vetture completate ben 47 sono sopravvissute, compreso il primo prototipo detto “Tin Goose”, conservato allo Swigart Antique Auto Museum in Pennsylvania, che è la vettura “numero zero”, le altre hanno una numerazione di serie dal n. 1001 al 1051 ma quest’ultima non è considerata tecnicamente una delle 51 Tucker originali (50 più la “Tin Goose”) in quanto fu acquistata non finita e completata solo negli anni ’80.

La finestra difronte – Pretendere di vivere in un mondo migliore

La finestra difronte – Lettera di Davide a Simone

Caro Simone,
dopo di te il rosso non è più rosso, l’azzurro del cielo non è più azzurro, gli alberi non sono più verdi.
Dopo di te devo cercare i colori dentro la nostalgia che ho di noi. Dopo di te rimpiango persino il dolore che ci faceva timidi e clandestini. Rimpiango le attese, le rinunce, i messaggi cifrati, i nostri sguardi rubati in mezzo ad un mondo di cechi, che non volevano vedere perchè se avessero visto saremmo stati la loro vergogna, il loro odio, la loro crudeltà.
Rimpiango di non aver avuto ancora il coraggio di chiederti perdono. Per questo non posso nemmeno più guardare nella tua finestra. Era lì che ti vedevo sempre, quando ancora non sapevo il tuo nome e tu sognavi un mondo migliore in cui non si può proibire ad un albero di essere albero, e all’azzurro di diventare cielo.
Non so se questo è un mondo migliore ora che nessuno mi chiama più Davide, ora che mi sento chiamare soltanto signor Veroli. Come posso dirlo, senza di te?

La leggenda del pianista sull’oceano

Tutta quella città… non se ne vedeva la fine…
La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine?
E il rumore.
Su quella maledettissima scaletta… era molto bello, tutto… e io ero grande con quel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi, era garantito che sarei sceso, non c’era problema.
Col mio cappello blu.
Primo gradino, secondo gradino, terzo gradino…
Primo gradino, secondo gradino.
Non è quel che vidi che mi fermò.
È quel che non vidi.
Puoi capirlo, fratello?, è quel che non vidi… lo cercai ma non c’era, in tutta quella sterminata città c’era tutto tranne.
C’era tutto.
Ma non c’era una fine. Quel che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo.
Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu, sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi fare.
Loro sono 88. Tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere. Ma se tu.
Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni e miliardi
Milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai e questa è la vera verità, che non finiscono mai e quella tastiera è infinita.
Se quella tastiera è infinita non c’è musica che puoi suonare. Ti sei seduto su un seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio.
Cristo, ma le vedevi le strade?
Anche solo le strade, ce n’era a migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una.
A scegliere una donna.
Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di.
Morire.
Tutto quel mondo.
Quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce.
E quanto ce n’è.
Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell’enormità, solo a pensarla? A viverla…
Io sono nato su questa nave. E qui il mondo passava, ma a duemila persone per volta. E di desideri ce n’erano anche qui, ma non più di quelli che ci potevano stare tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità, su una tastiera che non era infinita.
Io ho imparato così. La terra…quella è una nave troppo grande per me. È un viaggio troppo lungo. È una donna troppo bella. È un profumo troppo forte. È una musica che non so suonare. Perdonatemi. Ma io non scenderò.
Lasciatemi tornare indietro.
Per favore.

Danny Boodman T.D. Lemon Novecento

La leggenda del pianista sull’oceano

Non sei fregato veramente
finchè hai da parte una buona storia,
e qualcuno a cui raccontarla

Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento